Scrivere un diario

Il primo diario della storia? Un mistero da risolvere

È difficile risalire al diario più antico della storia dell’umanità: sappiamo che l’imperatore romano Marco Aurelio ne aveva tenuto uno, ma anche autori e politici prima di lui, compreso Giulio Cesare, ci hanno lasciato testi che possono essere paragonati a dei diari se si applica a essi un criterio di classificazione moderna.

La difficoltà di identificare il diario più antico è anche legata al fatto che molti testi di questo tipo, o assimilabili a essi, sono andati perduti, non ultimi quelli conservati presso la celebre Biblioteca di Alessandria.

Le ricordanze medievali

Tolti questi esempi remoti, si può parlare realmente di diario a partire dal Medioevo: allora si chiamavano “libri di ricordanze” ed erano nati nel contesto dei monasteri e dei conventi, dove era frequente si concentrassero persone dal livello culturale più elevato della media della popolazione, che volevano raccontarsi dal segreto della loro condizione.

La popolarità di questo “nuovo” genere letterario fu tale che ben presto le ricordanze arrivarono a diventare popolari anche per chi non era un religioso. A parte i diari di Leonardo da Vinci, sono arrivati fino a noi anche quelli di un altro artista come Giorgio Vasari.

Le evoluzioni dei diari nella storia

Il diario letterario così come lo conosciamo adesso, ovvero un “confessionale”, è in realtà un fenomeno molto moderno, che si attesta all’incirca dal XIX secolo in avanti. I diari successivi al Medioevo, invece, avevano per lo più poco di letterario ed erano molto pratici: c’erano i ledger dei primi coloni nelle Americhe, per esempio, o diari “militari” dei capitani che percorrevano lunghe tratte oceaniche e dovevano riportare tutto quanto accadeva durante le proprie peregrinazioni.

A cambiare per sempre la natura del diario fu uno scrittore svizzero, Henri-Frédéric Amiel, che alla morte lasciò diverse decine di quaderni, per quasi ventimila pagine complessive, che furono pubblicate postume con il titolo di “Diario intimo”. Siamo nella parte finale del XIX secolo, intorno al 1881.

Se oggi, per colpa di cliché o del successo di alcuni volumi di questo tipo, i diari hanno una cattiva reputazione, lo si deve essenzialmente al lascito di personaggi come Amiel, perché il suo essere così sincero divise il pubblico in due. Da una parte gli uomini, meno inclini alle confessioni, dall’altra, ovviamente, le lettrici donne, entusiaste per il potenziale di questo genere letterario dalla storia millenaria.

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